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La Germania nascosta

C'è una Germania di cui si parla poco ma che è l'altra faccia del paese ricco e potente che conosciamo. Quasi una Germania invisibile

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Dortmund e la sua povertà
Riteniamo che un portale come il nostro debba fare e dare informazione. Ma l’informazione per essere credibile deve essere completa e raccontare anche gli aspetti critici di un paese che non può non avere contraddizioni, anche profonde. Per questo oggi vi parliamo di un durissimo reportage pubblicato pochi giorni fa dal Corriere della Sera a firma di Massimo Nava e intitolato “Benvenuti nell’inferno di Dortmund l’altra faccia del miracolo tedesco”.

La povertà di cui non si parla
Sono queste alcune delle parole chiave usate dal giornalista per descrivere questa città in cui una persona su quattro vive sulla soglia di povertà, mentre 32 mila sono disoccupate. L’articolo riporta alcune considerazioni rilasciate da Eberhard Weber, il direttore dell’Ufficio del lavoro che fa nascere questa situazione con le prime chiusure delle acciaierie e delle miniere della zona ma anche con la politica dell’allora Ministro Schroder che, se da una parte ha indubbiamente rilanciato l’economia post unificazione, ha però aumentato il divario tra ricchi e poveri. Forse non molti dicono che circa sei milioni di tedeschi ricevono il sussidi di diverso tipo. Contraddizioni di un miracolo economico fatto da una parte di città che attraggono giovani e lavoratori da tutto il mondo e regioni come questo bacino della Ruhr che ha una percentuale di disoccupati di 4 punti superiore a quella del resto del paese.

Il simbolo di questo disagio sociale
A Dortmund si parla di disagio sociale vero e proprio perché sono molte le persone che ricevono un sussidio minimo come disoccupate di lunga durata. Simbolo visivo di questa povertà è Nordstadt, il quartiere più povero della città in cui convivono tedeschi disagiati e immigrati provenienti da Romania, Bulgaria e Turchia. La città è quasi emblema vivente delle contraddizioni di cui è fatto il miracolo tedesco. Noi vi consigliamo caldamente di cercare in rete l’articolo integrale.


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