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I lander cominciano a far tremare la politica di rigore

La politica di rigore, bandiera granitica della politica tedesca, sta iniziando a conoscere qualche critica interna. Ora il cavallo di battaglia della Merkel e cioè il deficit zero, sta incontrando voci dissonanti nelle regioni tedesche

monaco

La crescita si arresta
La Germania si sa ha tra i suoi cavalli di battaglia la politica del rigore, imposta anche agli altri paesi europei. Ma la crisi dell’eurozona con l’indebolimento delle varie economie, sta arrivando a colpire anche la Germania. E qualcuno si sta accorgendo che, da soli, non ci si salva. La Germania cioè si trova colpita in quello che è sempre stato il suo cavallo di battaglia, l’export, e qualcuno comincia a capire che serve puntare sugli investimenti pubblici. È quanto accaduto a Potsdam. I governatori dei 16 lander di cui si compone la Repubblica Federale Tedesca si sono trovati d’accordo sul fatto che la crescita, più che di rigore, è fatta di investimenti: investimenti in infrastrutture, telecomunicazione e scuola. Insomma, dopo anni di linea dura e rigorosa, adesso le prime crepe rappresentate dalle regioni che chiedono maggiore spesa pubblica, finora troppo bassa e che rischia di fermare definitivamente lo sviluppo economico del paese. Insomma guai in vista per la Cancelliera che, in effetti, non ha potuto che registrare contrazioni continue dell’economia e ribassi nelle previsioni di crescita sia per l’ultimo trimestre del 2014 sia per il 2015.

Problemi interni
E non mancano i problemi neanche nella precisa e rigida Germania. Infatti le regioni oltre a lamentarsi per la mancanza di investimenti in infrastrutture, si trovano anche (molte di loro) nella quasi impossibilità di portare in pareggio i loro bilanci entro il 2020 così come stabilito dal freno imposto al debito. Ovviamente le regioni più ricche, come la Baviera, non vogliono che vengano emesse delle obbligazioni unite Stato Federale/Regioni, perché hanno paura di non vedersi eventualmente rimborsare dalle regioni più deboli. Insomma si comportano come la Germania nei confronti degli altri stati europei. E da parte sua il governo si è già premunito di far sapere che eventuali investimenti infrastrutturali a livello regionale dovranno essere finanziate dalle regioni stesse. Insomma sembra un muro contro muro.

Voci dissenzienti anche nella coalizione
Per la verità l’economia che rallenta sta facendo emergere qualche voce dissenziente anche all’interno della Spd, alleato della Merkel, che chiede una ripartenza di investimenti pubblici, fermi ad una cifra addizionale per il biennio 2015-2017, ad un più 5 miliardi di euro. Ma la critica delle regioni, alcune anche a guida dello stesso partito della Cancelliera dimostrano che qualcosa si sta crepando. Ora il governo tedesco sembra sollecitato in tal senso anche all’interno dunque e non più solo dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario. Vedremo cosa accadrà.


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