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Germania: salario minimo. Verità o inganno

Entrato in vigore lo scorso gennaio, salutato come una conquista. In realtà molti datori di lavoro riescono ad evitarlo

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Compromesso politico

Il salario minimo in Germania è entrato in vigore ufficialmente lo scorso I gennaio. Da molti salutato come una giusta conquista era, anche, il frutto di un compromesso politico tra il partito della cancelliera Angella Merkel e i socialdemocratici. Un accordo e un tentativo di mitigare, almeno in parte, la notevole flessibilità del mercato del lavoro tedesco, caratterizzato dalle politiche di Schroder e che avevano portato anche a casi di lavori pagati meno di tre euro l’ora.

In realtà non tutto sta funzionando bene e non tutto è chiaro. Al punto che molti si chiedono se questo salario minimo sia una verità o un inganno. Molte cose confuse, leggi che stabiliscono un controllo sui datori di lavoro ma pochi controllori. E così, siccome tutto il mondo è paese e la Germania non è tutta perfetta, molti datori di lavoro trovano il modo per evitare o aggirare questo obbligo. E, forse, il motivo per cui il sistema è ancora così fallace è anche culturale: semplicemente il governo non pensava di aver bisogno di così tanti controllori perché si fidava troppo dell’onestà dei datori di lavoro tedeschi. ma così non è.

Anche qui si ricorre al lavoro nero o almeno al suo utilizzo per quelle ore che eccedono quelle ufficialmente segnate dal contratto. Oppure gestori di cinema che vogliono proseguire con base salariale più bassa pensando di poter offrire in cambio “benefits” come entrate al cinema gratuite. Oppure ancora datori di lavoro che cambiano dinamiche per poter fare lavorare dei minorenni di sabato cambiando il lavoro domenicale. Questo perché i minorenni sono esentati dall’obbligo del salario minimo ma non possono lavorare la domenica.

Insomma i casi di abuso, più o meno creativo, non mancano. Con veri e propri giri di parole che, sottilmente, vorrebbero cambiare la tipologia di lavoro. Lo stesso è accaduto ad alcuni tassisti praticamente costretti a licenziarsi dalle loro società, aprire la partita iva e ad emettere fattura per la stessa società con cui prima lavoravano da dipendenti.

Insomma non è tutto oro quel che luccica. Nemmeno in Germania. Fonte Wired


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