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Germania e lavoro nero

Anche l'economia più forte d'Europa non è esente da storture di questo tipo. Secondo un recente studio sarebbero 8 milioni i lavoratori coinvolti in questo fenomeno. Ma non mancano le perplessità legate a questi dati

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Quando i numeri sembrano fatti apposta
Da dove nascono le perplessità? Dal fatto che lo studio che ha messo in luce questi numeri sia stato realizzato sì dalla prestigiosa università austriaca di Linz ma in collaborazione con la società Visa, leader delle carte di credito. E fin qui niente di strano se non fosse che, tra le soluzioni proposte per diminuire il lavoro sommerso ci sia proprio quello di incrementare l’uso delle carte di credito. Insomma un ragionamento che rischia di avvoltolarsi su sé stesso, sebbene non sia del tutto sbagliato ritenere che un massiccio uso di contanti, con la sua minore rintracciabilità, qualche colpa può anche averla. In ogni caso, secondo questo studio, sarebbero 350 miliardi la cifra che tale fenomeno sottrarrebbe allo stato; e riguardando circa 8 milioni di lavoratori coinvolge un bel 13% della produzione industriale. C’è da dire che qualche sospetto era già emerso da una precedente indagine condotta dalla stessa università di Linz in collaborazione, questa volta, con quella di Tubinga.

Edilizia a Berlino
Sembra essere questo il binomio peggiore in termini di lavoro nero: sì, la rutilante Berlino, città in cui indiscutibilmente il settore edilizio sta vivendo un notevole fermento, pare tra le peggiori da questo punto di vista. Molti cantieri e molti imprenditori e lavoratori che preferiscono utilizzare questo sistema, diciamo così, informale. Del resto il settore dell’edilizia è da sempre, a torto o a ragione, considerato tra quelli a maggior concentrazione di lavoro nero. Per la verità non è solo questo il settore meno in regola. Messi male, da questo punto di vista, sono i piccoli esercizi commerciali e il settore della gastronomia e della ristorazione. A leggere attentamente queste notizie si evince che sono le professioni meno qualificate quelle in cui maggiormente serpeggia il fenomeno del lavoro nero. E questo dovrebbe dare non poche indicazioni sul mercato del lavoro: edilizia e ristorazione sono anche i settori in cui maggiore è la concorrenza in termini di numeri di persone che vengono in Germania per cercare lavoro.

Termini assoluti e termini percentuali
In termini assoluti dunque è la Germania la maglia nera d’Europa per quanto riguarda il lavoro sommerso. Ma se si passa a considerare i termini percentuali la peggiore è la Bulgaria, con il lavoro nero che rappresenta il 31% del valore dell’economia nazionale. Tra i paesi peggiori troviamo Romania, Croazia, Estonia, Lituania, Grecia e Italia. Tra i paesi più virtuosi invece troviamo Svizzera, Austria, Olanda, Inghilterra e Francia.

Strane considerazioni
Eppure c’è anche chi, tra gli stessi studiosi che hanno redatto questo rapporto, sostiene che vi sia un riflesso positivo in tutto ciò. Il denaro guadagnato in nero viene comunque rimesso in circolo e speso per beni di consumo; rientrando così nelle casse statali sotto forma di IVA. Insomma il denaro inizialmente sottratto al fisco sarebbe, in qualche maniera, motivo del buon andamento dell’economia tedesca.


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