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Notizie sulle opportunità di lavoro in Germania

Come la Germania è diventata la potenza economica che è

Non è per caso che la Germania ha resistito, soprattutto in alcuni settori, meglio di altri paesi alla crisi che si è abbattuta sull'Europa negli scorsi anni. Una posizione conquistata a partire da una riforma creata dall'ex cancelliere Schroeder

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Da nazione in crisi a “prima della classe”
All’epoca in cui è entrato in vigore l’euro la Germania non se la passava benissimo dal punto di vista economico. E da allora il paese ha cominciato a dare vita ad una serie di misure strutturali inizialmente non popolari; ma i cui risultati, stando a quanto si vede, sono arrivati con il tempo. Si è cominciato con il liberalizzare il mercato del lavoro, poi si è proseguito con una riforma di tutto il sistema sociale per introdurre una serie di quelli che sono stati chiamati mini job. Certo il tutto non è privo di contraddizioni ma è indubbio che tutto ciò abbia aumentato l’export tedesco e una complessiva diminuzione del costo dei prodotti tedeschi: ulteriore elemento di competitività.

Ma non mancano le voci critiche
Secondo molti osservatori però non tutto fila così liscio. L’ex cancelliere sosteneva che se nel 2003 i disoccupati erano 5 milioni, nel 2010 la cifra era scesa a 3. Ma qualcuno sostiene che nel periodo tra il 2000 e il 2011 si sia in realtà assistito ad una diminuzione dei contratti a tempo indeterminato con un diverso modo di distribuire il lavoro più che con la creazione di nuovi posti. E questa sarebbe proprio un’eredità dell’introduzione di questi mini job cioè contratti estremamente flessibili, part time con stipendi bassi a cui si aggiungono circa 150 euro di contributi e altri “aiuti statali” con affitti, spese di trasporto e spese scolastiche.

Qual è la verità?
Pochi giorni fa la testata Il Fatto Quotidiano ha riportato la notizia che la Corte Costituzionale ha denunciato proprio questa pratica dei mini job. Sembra che l’Università di Duisburg abbia calcolato che questi lavoratori rappresentino ora il 23% dell’intera forza lavoro, falsando quindi i dati reali sulla disoccupazione tedesca; o almeno sul reale stato di benessere dei lavoratori teutonici. Però allora qualcuno deve spiegare perché la Germania continua a restare una meta lavorativa così ambita per un numero crescente di lavoratori.


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